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Marzo 30, 2015

Cosa faccio

Presentazione

Il mio interesse per le attività e arti manuali ha il primo approccio durante l’età infantile. Con il passare degli anni ho voluto arricchirmi con le più svariate tecniche. Ricamare é la mia passione: nei progetti è appagante osservare lo sviluppo e scrutare l’insieme di forme e colori. Il punto croce é la tecnica in cui meglio mi esprimo. Non per questo le altre tecniche sono meno interessanti ma, purtroppo, le utilizzo di meno.

Le tecniche utilizzate

Boutis

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Breve storia
La sua storia risale al secolo XVII quando nel porto Marsigliese ancora attraccava la Compagnia delle Indie portando in Europa inestimabili tesori, tra questi le stoffe, le tele bianche, la seta, cotone leggero e quant’altro… L’industria tessile del territorio elabora le stoffe con grande maestria trasformandole in prodotti artigianali da smerciare in tutto il vecchio Continente, fino al secolo scorso quando avvenne l’industrializzazione. La tecnica del Boutis è un’appassionante incontro tra il quilting ed il trapunto Fiorentino. Il Boutis è un ricamo tradizionalmente bianco, col passare degli anni la sua evoluzione ha dato spazio anche ai più svariati modelli colorati. Oggi giorno il Boutis è una tecnica poco praticata; è molto rilassante e la sua esecuzione risulta gradevole. La sua finezza molto gratificante.

Caterina de' Medici

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Breve storia
È la storia di una tecnica nata a metà del 1500, quando il punto filza era all’apice, portato dagli Arabi in Sicilia ed in Spagna e attraverso le corti fatto conoscere in tutta Europa. Da qui prese spunto Caterina de’ Medici per lanciare il “Punto Madama” quando nelle alte sfere della corte Francese dedicava parte del suo tempo anche all’approfondimento ed all’insegnamento dei lavori ad ago, diffondendo così le tecniche a suo tempo più rinomate di Venezia e delle maggiori città Italiane.
Durante il suo periodo di regno tutte le dame erano dedite a fini ricami. Fu allora che il “Punto Madama” o più conosciuto come ricamo “Caterina de` Medici” raggiunse la sua maggior notorietà.
Il “Punto Madama” è tutt’ora diffuso in Toscana e Umbria, eseguito con la tecnica a fili contati sulla base del punto filza arrivando ai nostri giorni in piena evoluzione, basta vedere i manufatti eseguiti anche con dei filati colorati.

Hardanger

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Breve storia
Le radici del ricamo Hardanger vanno dall’antica Asia all’India passando dalla Persia, Egitto e Siria perdendosi nella notte dei tempi.
Fonti storiche affermano che la tecnica dell’Hardanger arrivò nel nostro continente durante il Rinascimento, prendendo il nome dall’omonimo paese che sorge sulle rive dell’Hardangerfjord, e guadagnandosi l’appellativo del più noto ricamo Norvegese.
Il classico ricamo Hardanger é tradizionamente creato con dei motivi geometrici e simmetrici eseguito bianco su bianco. Con il passare degli anni la tecnica conobbe un’epoca dorata e fu arricchita  con colori pastelli.
Nei nostri tempi l’Hardanger moderno si esegue su stoffe di colori vivaci e con filati coordinati o contrastanti.

Patchwork - Quilt

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Breve storia

Il termine Patchwork significa “Lavoro fatto con quadrati” e “Quilt”, Trapunta

Il trapunto é una tradizione che in Inghilterra risale al Medio Evo, la sua massima espansione fu tra il Cinquecento ed il Settecento. Le famiglie nobili facevano vasto uso di trapunte di manufatture di grande pregio. Il Re Enrico VIII fece confezionare per la sua quinta moglie due dozzine di trapunte come dono di nozze.

Così la tecnica del trapunto di coperte di seta deventa l’occupazione delle nobili dame del Settecento e la maggior produzione delle più famose trapunte avviene a Northumberland nel Nord dell’Inghilterra dove tutt’ora vengono conservati alcuni capolavori.

La tecnica fa parte della cultura di derivazione Europea e trova splendore in Francia e Germania con l’avvento dei motivi in appliqué. Così ebbe inizio l’arte applicata.

Il patchwork raggiunse gli Stati Uniti d’America con l’immigrazione dei coloni essendo questa Colonia dell’Inghilterra, dove poi si é sviluppato ed arricchito ulteriormente. Furono di stimolo nuove tendenze e creatività tant’é che per far fronte alla necessità, verso il 1600 nacquero i primi patchwork-Quilt.

Con l’inizio di una forma base quadrata nacquero decine di combinazioni: dal Four patch, al Nine patch. Attorno al quadrato centrale iniziarono ad aggiungere striscie di stoffe creando il Log Cabin, le forme geometriche aumentarono a pari passi con lo sviluppo di strumenti di precisione  ed in seguito arrivarono anche i triangoli, rettangoli, rombi, cerchi, esagoni, ecc. ecc.

Le donne della Colonia nel Nuovo Mondo erano costrette a recuperare le parti ancora buone degli indumenti vecchi, ed ogni sorta di stoffa diventava preziosa. Questi avanzi furono usati per riparare le pregiate trapunte ed a forza di aggiunte di toppe su toppe nacque un disegno casuale che venne chiamato Crazy.

Durante ié XIX secolo anche in Inghilterra il Crazy ritornò di moda e furono confezionate stupende trapunte usate principalmente per le carrozze e decorate con dei ricami in seta e rimanenza di passamaneria dorata.

Con l’invenzione della macchina da cucire la tecnica del patchwork fu molto avvantaggiata ma nonostante ciò il patchwork é andato progressivamente in diminuzione.

Pizzo Chiacchierino

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Breve storia

Il Chiacchierino resta un’arte del sapore antico…. I Francesi lo chiamano “Frivolité”, gli Orientali “Makouk”, il nome inglese é “Tatting”  e in Italia si chiamerebbe “Occhi” per la forma dei suoi cerchi ma viene chiamato “Chiacchierino”. Le origini del suo nome sono tutt’ora sconosciute.

Questa tecnica oggi viene chiamata anche Pizzo Vittoriano con origini molto remote, e non a caso già nelle tombe Egiziane ne furono ritrovate delle tracce.

Il suo fascino intrattenne le donne nelle corti di tutta Europa, tant’é che la regina Maria Teresa d’Austria ricevette cinque navette come regalo di nozze. Fu anche l’intrattenimento preferito della regina Elisabetta di Romania diventandone una pregevole ambasciatrice, anche Madama Pompadur si svagava fra anelli e picot.

Già nella seconda metà dell’800 circolavano i libri di Chiacchierino ad ago, pubblicati da mademoiselle Eleonore Riego de la Branchardiere.

Diversa é soltanto la tecnica, in quanto con dei risultati eccezionali  si possono esseguire tutti gli schemi usando sia la navetta che l’ago. A Voi la scelta.

Purtroppo con la fine dell’era Vittoriana il Pizzo perde i suoi momenti di gloria e attrattiva, ad ogni modo la tecnica arriva ai nostri tempi con meno celebrità ma con tanta finezza e freschezza.

Un grazie di cuore a tutti coloro che divulgano l’insegnamento di questa tecnica d’altri tempi….

Punto Croce

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Breve storia

La storia del Punto Croce è molto antica, tanto da non sapere con precisione dove e quando abbia avuto origine. I primi reperti furono trovati nell’Asia centrale nell’858. Il maggior sviluppo fu ottenuto nel Medioevo sotto l’influenza Bizantina stendendosi fino al vecchio Continente.

L’imparaticcio germoglia in piena epoca rinascimentale: assumendo una funzione morale ed educativa diventa una delle basi dell’educazionale femminile, collaborando come spunto per una migliore alfabetizzazione, ed entrando a far parte della classe elevata. Per secoli l’elemento fondamentale nell’educazione di una bambina era imparare a ricamare creando imparaticci.

Nel XV secolo iniziarono a circolare nell’Europa centrale i primi schemi stampati con motivi floreali e animali ispirati all’oriente, mentre solo nel XVIII gli schemi raffigurano soggetti realistici e paesaggistici.

È nel XIX secolo che il Punto Croce ha la maggior notorietà con l’avvento del corredo delle giovani spose, e con il progresso della stampa da Berlino si diffusero gli schemi stampati su carta quadrettata.

E così la tecnica ottenne il pregio del più facile dei punti a ricamo, non importa quale sia il materiale usato basta che lo stesso abbia una trama e ordito regolare.

Il Punto Croce ha ottenuto una popolarità stellare, tant’è che ad oggi i continenti, gli stati e le regioni si identificano con i propri schemi, filati, tessuti ed accessori, grazie anche allo sviluppo dell’industria tessile.

Ricamo tradizionale

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Breve storia

L’arte del ricamo è la più antica di tutte le grandi forme artigianali, antecedente persino alla pittura. I grandi pittori realizzavano spesso disegni su cartone da utilizzare in ricami noti come “dipinti ad ago”.

All’origine quest’arte è apparsa per prima in oriente; molti punti attuali, quali il punto filza, erba, gobelin, risalgono a secoli prima di Cristo.

Nel XIV secolo il ricamo diventa parte integrante del tessuto sociale, tant’è che ricamare e merlettare diventa una professione a tutti gli effetti; e così nacquero le scuole di ricamo (tanto per citarne alcune: l’Opus anglicanum in Inghilterra; l’opus Teutonicum in Germania; l’Opus florentinum in Italia). Molti reperti “dipinti ad ago” attestano la notevole qualità dell’insegnamento.

La voglia del ricamo irrompe con tanta passione, che le diverse tecniche di lavoro devono spesso il proprio nome al paese o alla città in cui sono stati inventati, come lo dimostrano: il punto Assisi, il punto Palestrina, il punto bordura Portoghese, il punto Parigi, il punto Smirne, il punto Rodi, il punto Milano, il punto Inglese, il punto Francese, il punto Scozzese, il punto Ungheria, il punto fondino Messicano, e tanti altri… La tecnica si è evoluta al punto tale che le enciclopedie in commercio esibiscono un vasto campionario di oltre 200 svariati punti.